lunedì 28 ottobre 2013

IL RITORNO DI LILITH 1 - Ragione e Intuizione


"Ehi Rog, che succede?" (Replica di una qualunque telenovela)


Se c’è una figura contenitore di quei lati del femminile che da millenni sono stati repressi e demonizzati, questa è proprio Lilith, la ‘signora oscura’, il polo complementare all’immagine della donna ‘innocua’, ‘pura’ e subordinata al volere-potere maschile. L’immagine di un potere femminile, invece, rimanda con molte probabilità a un lungo periodo di matriarcato, dominato dall’archetipo della Grande Dea Madre, fonte di vita e di saggezza, che poi è stata gradualmente sostituita o addirittura condannata dalla figura del Dio Padre, in concomitanza al formarsi di una civiltà maschile di guerrieri e proprietari terrieri a partire dal 5000 a.C.[1]

 
I miti matriarcali percepiscono un’unità inscindibile tra l’uomo materiale e spirituale, in quanto la Dea Madre è personificazione della ‘santa materia’ come grembo ricettivo e campo d’azione dello stesso spirito. Lo stadio di coscienza che precedette il matriarcato fu di tipo magico-corporeo; in epoca matriarcale si sviluppò la coscienza mitico-psichica e quindi, col patriarcato, iniziò la fase razionale-analitica dell’umanità. C’è da augurarsi che la coscienza del futuro integri  questi retaggi genetici evolvendo una mentalità spirituale completa, in cui la parte maschile e la parte femminile vengono considerate di pari valore e ugualmente determinanti per il benessere globale dell’individuo. Infatti il pensiero mitico si sviluppa sotto il "segno della partecipazione soggettiva agli avvenimenti e del coinvolgimento emotivo in essi. E’ un altro modo di riflettere, un ‘essere dentro’ gli avvenimenti. L’uomo di oggi, abituato a pensare razionalmente, crede di poter considerare oggettivamente un fatto, di poter, per così dire, rimanere ‘fuori’ e ‘davanti’. Egli si distacca dalla totalità, rappresenta e dispiega idee su di essa, ma non vive più in essa.[2]"

 
Questo non è che un’altra variazione del tema hegeliano della filosofia come ‘nottola di Minerva’, che cerca di razionalizzare in concetti la vita e così facendo la manca, non la esperisce nella sua pienezza. La Voss aggiunge che il vero colpo di grazia alla presunta validità del pensiero scientifico è stato inferto proprio dalla fisica subatomica allorché i ricercatori hanno scoperto che l’elettrone può apparire come onda o come particella a seconda delle aspettative dello sperimentatore
"Ciò che la teoria dei quanti descrive (che nelle reazioni l’osservatore e l’osservato si condizionano reciprocamente e costituiscono un’unità e che quindi lo scienziato oggettivo in realtà agisce come partecipante soggettivo) è ben noto al pensiero mitico. Attraverso la fisica dei quanti risaliamo all’esperienza mitica della totalità di ogni vita, alla materia visibile e alla sua essenza invisibile che risplende dietro a tutto.[3]"

Estratto dalla mia tesi di Laurea che si può leggere su I figli di Lilith


[1] Cfr. Jutta Voss,  La luna nera. Il potere della donna e la simbologia del ciclo femminile. Como, 1996, p. 68-69.
[2] J. Voss, op. citata, p. 20-21.
[3] Ibidem, p. 21.

Nessun commento:

Posta un commento