venerdì 29 marzo 2013

EPT: La meditazione





"Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione" (Daniel Pennac)


Come scrive Massimo Rodolfi, specialista in questo settore, nel suo ‘Corso pratico di meditazione’ “la meditazione è un esercizio della mente che mira, in realtà, a superare la mente stessa”. E’ indubbio che questa pratica abbia a che fare con lo sviluppo della parte spirituale-creativa dell’uomo, intesa come il suo Sé superiore o come l’accesso a dimensioni che in psicosintesi verrebbero definite ‘super-cosciente’. La meditazione, in ultima analisi, può farci realmente sperimentare e stabilizzare la nostra più elevata condizione di coscienza, quella che a seconda delle tradizioni viene chiamata samadhi, illuminazione, estasi etc.


Ciononostante, per me resta anche uno strumento valido per ottenere un certo grado di rilassamento, serenità, concentrazione e quindi benessere sia fisico che emotivo/mentale. Introdotta da esercizi di osservazione del respiro e declinata secondo le sue varie forme (meditazione con i mantra, meditazione con i colori o sui simboli) si rivela un ottimo canale per ripristinare l’armonia psico-fisica della persona. Ciò avviene naturalmente, anche senza ambire a risultati trascendentali o a conversioni sulla via di Damasco. Non è difficile infatti trovare una discreta letteratura scientifica a favore dei benefici che la meditazione apporta a tutti gli aspetti della nostra salute.
In conclusione, mi sembra una tecnica molto adatta per cominciare a creare spazi di attenzione e quiete all’interno del nostro quotidiano. Come dice Byron Katie: meditazione è semplicemente una parola per fare silenzio e accorgersi della gentilezza e del supporto della Realtà".

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Sara Bini Le Vie per l'Armonia

EPT: Il Songwriting - la scrittura di canzoni





Ora, vorrei poter scrivere una melodia così semplice, mia cara,

che possa preservarti dalla follia

che possa calmarti, alleggerirti e sollevarti

dal dolore della tua inutile conoscenza (Bob Dylan, Tombstone Blues)

Il Songwriting (letteralmente “scrittura di canzoni”) è una specifica tecnica della musicoterapia attiva che comprende sia le canzoni composte dal musicoterapeuta per l’utente che le canzoni composte dagli utenti in un processo facilitato dal musicoterapeuta.
In genere il facilitatore-musicoterapeuta apre la sessione con una discussione che cerca di mettere a fuoco un argomento/problema che coinvolge il gruppo in quel momento. 


Quindi vengono raccolte alcune parole-chiave relative a tale argomento e vengono ‘messe in storia’. Ecco che si arriva alla fase davvero ‘formale’ e organizzativa dei contenuti: si mette cioè la storia in rima. In concomitanza e in seguito a ciò si cercano soluzione ritmiche melodiche e armoniche che trasportino la storia-poesia nel mondo della canzone.
Gli obiettivi sono anche in questo caso la comunicazione e condivisione protetta del proprio sentire e dei propri vissuti, lo sfogo delle tensioni, l’aumento dell’autostima da parte dei partecipanti al processo.
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EPT: la Poesia-terapia, l'incontro




Tipicamente, l’incontro di Poesia-terapia comincia con la presentazione di una poesia, selezionata dal facilitatore in base al ‘principio dell’ISO” anche valido in musicoterapia. Ciò significa che l’emozione veicolata dal testo dovrebbe risuonare col sentimento dominante del gruppo.

La poesia viene letta due volte da uno o due membri del gruppo dopodichè segue un momento di silenzio per permettere al ritmo e alla musica del poema di penetrare nelle menti dei presenti e placare o rimpiazzare il caos dei pensieri. Quindi, generalmente in modo piuttosto spontaneo, iniziano le domande e i commenti in base alle emozioni e alle immagini suscitate dal testo.

Una poesia non deve essere per forza in rima, tuttavia, a differenza di un testo in prosa, ha più spiccate caratteristiche di ritmo. Il ritmo viene creato non solo dall’accento delle parole ma anche dalla ripetizione cadenzata di certi suoni. Questa ripetizione ha un effetto ipnotico che aiuta la persona ad attraversare il ‘ponte’ che la conduce al suo ‘secret place’, come lo chiama Perie J.Longo nel suo ‘Poetry as Therapy’ – ossia l’inconscio.



La consegna successiva, sempre in un contesto di gioiosa accoglienza e non giudizio, è la scrittura della propria poesia da parte dei membri del gruppo. Ognuno di loro s’impegnerà a giocare con suoni e immagini sull’onda dell’emozione–tema sollevato dal poema appena discusso. Il facilitatore può far uso di speciali aiuti e ‘imbeccate’ per far fronte a un eventuale disagio della persona nei confronti della consegna: frasi da completare, disegni da riempire, il foglio stesso che viene ridotto o suddiviso….
Da poetessa, io posso testimoniare come il dare forma al proprio sentire porti la persona a uno stato di maggior chiarezza interiore. E’ come se dal caos nascesse un nuovo ordine, un’armonia laddove prima c’era solo disarmonia e conflitto. C’è un senso di liberazione, di sollievo e c’è la gioia che accompagna ogni gesto creativo. Questo vale anche per la tecnica della scrittura creativa e per tutti quei giochi esperienziali che utilizzano forme artistiche (collage, disegno, teatralità, movimento espressivo etc).

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EPT: la Poesia-terapia, la storia




Per Poetry-Therapy o poesia-terapia, s’intende l’uso della lettura e della scrittura poetica a scopi curativi, cioè per la consapevolezza e il supporto a stati emotivi e cognitivi importanti per la crescita e il benessere di una persona.
Sebbene sia considerata una metodologia tra le più moderne, possiamo ritrovarne le origini nelle pratiche sciamaniche dei popoli primitivi, dove lo ‘stregone’ del villaggio cantava in versi per guarire l’individuo malato o l’intera tribù. E’ anche stato documentato che, nell’antico Egitto, 4000 anni prima di Cristo, si scrivevano versetti su papiri che poi venivano dissolti in una soluzione affinché il malato potesse ingerire fisicamente tali ‘parole curative’.
Se poi ci spostiamo in Grecia, ecco che il legame tra arte e terapia si rafforza con  Asclepio, dio della medicina e della guarigione  ma anche figlio di Apollo, dio delle arti e della poesia.


Storicamente, il primo poeta-terapeuta di cui ci sia giunta voce fu un fisico romano del I sec d.C. di nome Soranus che prescriveva poesie e pezzi teatrali ai suoi pazienti.
Giungendo poi più vicini a noi, troviamo che il primo ospedale statunitense per i malati mentali, fondato da Benjamin Franklin nel 1751, integrava le cure ordinarie ai pazienti con attività di lettura, scrittura e perfino pubblicazione dei loro  componimenti.
Dagli inizi del ‘900, entrò in uso il termine ‘biblioterapia’ riferito all’utilizzo della letteratura appositamente scelta selezionata come strumento di supporto psicologico. La poesia-terapia può essere di fatto considerata una forma specifica della biblioterapia in quanto fa del ritmo, della musicalità e del simbolismo i catalizzatori dell’indagine e della catarsi psichica.
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giovedì 21 marzo 2013

ANDANDO A CASA










Nuvole di sole si allontanano all’infinito
La mia gioia è carica di fiori
Sì, perché torno a casa
Finalmente, sulla strada di casa

E’ molto che sono morta
eppure vivo ancora
il resto non lo so

Dio sorride al mondo
attraverso la primavera
E scioglie il muto inverno
tra le lacrime die miei occhi
Torno a casa
Finalmente, sulla strada di casa