lunedì 14 maggio 2018

LOVE AND THE SCORPION - L’amore e lo scorpione

“Se voglio amore, non posso averlo. Io sono amore e finché cerco di ottenerlo da te non riesco a scoprirlo. - If I want love, I can’t have it. I am love and as long as I seek it from you, I can’t know that.” (Byron Katie)

“Con tutto il rispetto, coloro che vivono solo d’istinti e d’istanti preferisco averli distinti e distanti.”(Sara Bini)


A dispetto del titolo, quest’articolo non è una disquisizione astrologica sulle affinità di coppia tra i segni zodiacali. Piuttosto, vorrei parlare della capacità e disponibilità ad amare, una virtù e un’arte che, attraverso mille peripezie, si spera ci porterà a unire cuore e cervello, sentimento e ragione, emozione e progettualità. Lo so, sono un’inguaribile idealista e ottimista, ma tendo ad avere fiducia nell’essere umano, una fiducia perlopiù confermata dalla maggior parte delle persone che mi circondano.
Proprio ieri parlavo con un amico, un uomo di gran cuore, intelligenza a cultura, sugli effetti che le relazioni -e le talvolta inevitabili delusioni- sentimentali possono avere sulle persone.
“Sai Sara,” mi diceva “ho paura che, dopo tutte le volte che ho aperto il mio cuore e sono stato pugnalato, arriverà la persona giusta e io non sarò più in grado di amare.”


Una paura giustificata, se si parte dal presupposto comune che, nel dare amore, io in un certo senso mi svuoto e ‘perdo qualcosa’. In realtà, quando il nostro cuore è abbastanza puro e maturo, possiamo iniziare a renderci conto che amare è in primo luogo un nutrimento per noi stessi. 
La dedizione, la generosità e la volontà che mettiamo in moto per sostenere tale nobile sentimento sono energie che evochiamo in noi e che dunque ci attraversano, ci illuminano e ci curano. Riempiono la nostra vita a dispetto di quello che ne farà la persona interessata, la quale agirà comunque secondo il suo grado di comprensione e consapevolezza. 
Se sfortunatamente poi, la relazione produce stagnazione e sofferenza in noi o in lei, non è obbligo insistere. Un essere umano degno di questo nome, passati i turbamenti iniziali, è in grado di voler bene a qualcuno anche senza andarci a letto insieme. Si può perdere una persona, ma non necessariamente si perdono i passi fatti per sperimentare un amore il più intimo e autentico possibile.


A seguito di queste riflessioni, il mio amico mi ha raccontato la parabola zen “Il Maestro e lo scorpione” che riporto per intero perché, a mio avviso, riassume il succo della nostra conversazione su questi temi: 
“Un Maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua. Quando lo fece, lo scorpione lo punse. Per l’effetto del dolore, lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua in procinto di annegare. Il Maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora. Un giovane discepolo che era lì gli si avvicinò e gli disse: “Mi scusi maestro, ma perché continuate? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua vi punge? “. Il Maestro rispose:
“La natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare.”
Quindi, con l’aiuto di una foglia tirò fuori lo scorpione dall’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:"Non cambiare la tua natura: se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni, poiché gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te. Gli uni perseguono la felicità, gli altri la creano. Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è quello che sei, e la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere”.


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venerdì 27 aprile 2018

...IL BENE CHE VOGLIO

“Ricerca nel tuo cuore la radice del male ed estirpala. Essa genera frutti nel cuore del discepolo devoto come in quello dell’uomo di desiderio. Solo i forti possono distruggerla. I deboli devono aspettarne lo sviluppo, i frutti e la morte.”(La Luce sul Sentiero)

Lo scarto, il ‘gap’ tra ciò che diciamo di essere e ciò che siamo veramente, ciò che diciamo di voler fare e ciò che effettivamente facciamo, misura in fin dei conti la quantità di lavoro che, se vogliamo, possiamo fare su noi stessi. A lungo andare infatti, l’incoerenza e la frattura interiore provocano sofferenza
Iniziare sul serio a ‘muovere le chiappe’ , a ‘mettersi in discussione’ e in fin dei conti a ri-armonizzarsi è per molti uno sforzo di non poco conto. Richiede una sana dose di autodisciplina, talvolta un aiuto esterno e molto spesso entrambe le cose.  


Parlando di sforzo entra difatti in gioco il fattore ‘volontà’, un muscolo fondamentale per produrre qualsiasi reale cambiamento nella nostra vita. Come afferma Bruce Lee, la volontà può addirittura creare il talento. Persone naturalmente poco dotate, grazie all’impegno e alla disciplina riescono molte volte a raggiungere traguardi insperati. Allo stesso modo persone di talento, ma indolenti e oziose, si scavano spesso la fossa da sole, perdendo anche ciò che hanno. 

Io credo che la vita dia a tutti tante opportunità per risolversi e completarsi, se non altro attraverso le persone che ci mette accanto. Queste rispecchiano sia i nostri lati luminosi che quelli più in ombra. Nel primo caso possiamo sintonizzarci e cogliere l’occasione per potenziare quei punti di forza in noi e nell’altro; nel secondo caso possiamo far luce su quegli spazi oscuri della coscienza che minano il nostro benessere. Si può realmente imparare da tutti, basta volerlo e quindi poterlo. 
Poi niente ci vieta di interrompere rapporti che, invece di portare verso una maggiore armonia, fanno risuonare solo gli aspetti negativi di entrambi - la vita non è sadica o masochista come purtroppo spesso siamo noi!

## Vedi post precedente Il male che non voglio...

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IL MALE CHE NON VOGLIO...

“Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.”(San Paolo, Lettera ai Romani)

“... E prima di poter raggiungere la conoscenza devi esser passato in tutti i luoghi, sia sporchi che puliti. Perciò ricorda che la veste sporca che rifuggi dal toccare può esser stata tua ieri, potrebbe esser tua domani.”(La Luce sul Sentiero)


Mi ha sempre colpita la famosa affermazione di San Paolo “infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”; a tutti noi sarà capitato di sperimentare l’incongruenza tra i nostri buoni propositi (tipo ‘mi metto a dieta da domani’) e la loro effettiva messa in atto (doppia abbuffata con triplo dessert finale). Se nel nostro quotidiano non avessimo mai avuto tale esperienza -miracolo!- senza dubbio avremo osservato tale incoerenza nelle persone a noi vicine. È la classica sensazione del ‘predica bene ma razzola male’ con cui spesso sottolineiamo quanto le parole e le azioni di qualcuno vadano in direzioni diverse, se non addirittura opposte.
Quanti ‘ti amo’ o ‘ti voglio bene’ vengono pronunciati senza poi essere sostenuti da fatti corrispondenti, se non addirittura accompagnati da gesti che danneggiano la persona che si dichiara di amare. Quante promesse non mantenute, a noi stessi e agli altri.


Sicuramente esisteranno anche persone malintenzionate, dei bugiardi matricolati, tuttavia sono convinta che la maggior parte di noi manifesti la propria incoerenza a causa del conflitto interno tra le sue parti di luce e quelle di ombra. Molti, a dire il vero, non sono neppure consapevoli di questo conflitto e di essere intimamente disarmonici, per cui nella stragrande maggioranza dei casi daranno la colpa agli avversi Numi, al governo, al maltempo, al partner e al gatto se non riescono a portare fede ai loro propositi.


La lotta interna tra le forze in gioco nella nostra coscienza spiega anche come mai riusciamo ad essere molto convincenti quando esprimiamo le nostre buone intenzioni: in quel momento ci crediamo pure noi, ovvio che riusciamo a ingannare gli altri.
Poi però arriva quell’ “è più forte di me” che sgretola il moto costruttivo e di conseguenza l’obiettivo prefissato, dimostrandoci che in fondo, come dice il buon vecchio Freud, non siamo poi così padroni in casa nostra. La nostra inerzia e le nostre parti distruttive, quelle che amano il lamento e lo status quo, sono purtroppo ancora più ingombranti e potenti dei nostri punti di forza e della nostra capacità costruttiva e creativa.

##Continua nel post seguente ...Il bene che voglio


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giovedì 1 marzo 2018

PERCHÉ L'AMORE NON DURA? - Sustained Love (J.Needleman)

“Mi piace fare jogging, eccetto la parte che viene dopo che ti sei messo le scarpe.- I like jogging, except for the part after wearing your shoes.”(Milton Berle)


Perché l’amore non dura? Talvolta ci chiediamo come mai la nostra società sia caratterizzata da ‘rapporti liquidi’, veloci a formarsi e soprattutto a disfarsi, caratterizzati da una dimensione di disimpegno ed edonismo - cioè di pura ricerca di emozioni e piacere. Io sono il primo esempio di questa estrema difficoltà relazionale, visto il mio matrimonio iniziato e finito nel giro di pochi mesi, nonostante l'impegno e le migliori intenzioni messi in campo da entrambi. Ogni caso è un universo a parte, ogni coppia ha le sue leggi e le sue alchimie non facilmente riducibili a generalizzazioni o a schemi, tuttavia una delle possibili risposte al quesito 'Perché l'amore non dura?' può essere quella filosofo americano Jakob Needleman. Ne riporto qui di seguito sia la versione italiana che il testo originale inglese: 
“L’amore duraturo ha a che fare con la lotta.  Il dono dell’amore ‘automatico’, che la natura ci dà spontaneamente all’inizio di un rapporto,  comincia a cambiare e a trovare resistenza: qualcosa gli si oppone, il che è inevitabile in ogni processo vitale. Quando appare la resistenza, occorre la volontà e l’intenzione. Le persone che non riescono ad attivare tali qualità cercheranno un altro impeto di passione “automatica”: vorranno ancora l’entusiasmo e la passione iniziali perché non richiedono tanto lavoro. 
Infatti c’è sempre un punto, nella vera relazione d’amore, in cui il lavoro è richiesto e ciò significa muoversi contro tutti gli istinti, gli impulsi e le distrazioni che generalmente ci attanagliano: altre attrazioni, gelosia, senso di inadeguatezza, paura della responsabilità…per non parlare poi delle semplici questioni di vita quotidiana che tanto ci appesantiscono. Queste difficoltà non appaiono tutte insieme, ma si manifestano col passare del tempo; ecco perché dobbiamo rinnovare la nostra intenzione molte volte, per creare un amore duraturo." 

  
"Sustained love has to do with struggle. The automatic gift of love that is given to us by nature begins to change by encountering resistance — where something comes in against it, an inevitability in any process of life. When resistance appears, intention is required. People who can’t make it past that point will go looking for another hit of automatic love; they’ll want to fall in love over and over again because it doesn’t require so much work. Because there always comes a point in the real love relationship when work is required, and that means working against all the impulses and distractions that we are heir to: other attractions, jealousy, sense of inadequacy, fear of responsibility, not to mention dealing with the simple day-to-day matters of life that can wear us down. These difficulties don’t appear all at once; they occur over time, and that’s why you must renew your intention many times to create sustained love.” 

Tratto dal libro “Necessary Wisdom” (Necessaria Saggezza) di Jakob Needleman pubblicato dalla Fearless Books Necessary Wisdom


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lunedì 26 febbraio 2018

STATO DI GRAZIA: la mia nuova canzone

“Perché lei fluì attraverso soggiorni d’amore,
ed ognuno la sollevò, ognuno le fece pulsare il cuore,
già volto altrove, lei stava alla fine del sorriso – altro.” (lib.riad. dalla Sesta Elegia Duinese di Rilke)
Because, whenever the hero stormed through the stations of love,
each heartbeat, meant for him, lifting him onward,
he turned away, stood at the end of the smiles, someone other. (Rilke)
Denn hinstürmte der Held durch Aufenthalte der Liebe, 
jeder hob ihn hinaus, jeder ihn meinende Herzschlag,
abgewendet schon, stand er am Ende der Lächeln, - anders. (Rilke)




Lascio qui di seguito  il video, il testo tradotto in italiano e il testo originale inglese dell'ultima canzone che ho scritto. 


Testo tradotto - STATO DI GRAZIA

GUARDANDO ATTRAVERSO LO SPECCHIO
PROPRIO COME SE RISORGESSI DA GUERRIERA
INONDANDO DI LUCE ANCHE IL FONDO DELLA MIA ANIMA

E IO SO CHE PUOI SENTIRMI
È UNO STATO DI GRAZIA, CREDIMI
FAMMI SENTIRE CHE POSSO BRUCIARE ALDILÀ DI OGNI CONTROLLO

È UNO STATO DI GRAZIA, È LA PACE PER CUI PREGO
UNO SPAZIO DI GRAZIA

POSSO DARTI MILLE NOMI
POSSO BRUCIARE NELLA TUA FIAMMA
LE RONDINI VOLANO, PORTAMI IN ALTO
PORTAMI A CASA

SOLLEVAMI, ALLA TUA LUCE
LIBERAMI, ILLUMINA LA MIA MENTE
ROTOLANDO LUNGO IL TUO FIUME ARGENTATO
COME UNA PIETRA

È UNO STATO DI GRAZIA, È LA PACE PER CUI PREGO
UNO SPAZIO DI GRAZIA

LASCIANDO LA MIA VECCHIA OSCURITÀ, 
QUANDO IL PASSATO È SENZA SENSO , SE NE VA
QUANDO LA MIA ANIMA È INQUIETA, 
C’È UN POSTO DENTRO CHE CONOSCO
LASCIANDO LA MIA VECCHIA OSCURITÀ
POSSO RESTARE QUI, SENZA PAROLE, GIÀ
QUANDO LA MIA ANIMA È INQUIETA, 
C’È UN POSTO DOVE POSSO ANDARE


English Lyrics - STATE OF GRACE

LOOKING THROUGH THE MIRROR, 
JUST LIKE RISING AS A WARRIOR
FLASHING LIGHT RIGHT TILL THE BOTTOM 
OF MY SOUL

AND I KNOW THAT YOU CAN HEAR ME
IT’S A STATE OF GRACE, BELIEVE ME
LET ME FEEL THAT I CAN BURN
BEYOND CONTROL

IT’S A STATE OF GRACE, IT’S THE PEACE I PRAY
SPACE OF GRACE, AH AHA 

I CAN GIVE YOU THOUSAND NAMES
I CAN BURN INTO YOUR FLAME
SWALLOWS FLY, TAKE ME HIGH
TAKE ME HOME

RISE ME UP, TO YOUR LIGHT
SET ME FREE, LIGHT MY MIND
ROLLING DOWN YOUR SILVER RIVER
LIKE A STONE

IT’S A STATE OF GRACE, IT’S THE PEACE I PRAY
SPACE OF GRACE, AH AHA 

LEAVING MY OLD DARKNESS
WHEN THE PAST IS SENSELESS, GOES
WHEN MY SOUL IS RESTLESS,
THERE’S A PLACE INSIDE I KNOW
LEAVING MY OLD DARKNESS
I CAN STAY HERE SPEECHLESS, OH
WHEN MY SOUL IS RESTLESS
THERE’S A PLACE WHERE I CAN GO


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domenica 11 febbraio 2018

L'AUTOSTIMA 2 : Quando non tutto è dovuto

“La strada maestra è l’azione. La via che porta alla conquista della fiducia in se stessi e della stima di sé è l’azione.”(Bruce Lee)



Continuando il discorso del post precedente, quello che mi piace dell’autostima, così come di ogni altra qualità interiore, è che la si può ‘costruire’ - possiamo prendercene piena responsabilità. Naturalmente non tutti amano la parola ‘responsabilità’: sa tanto di impegno, forse anche di fatica o sforzo. L’altra faccia della medaglia è che ‘responsabilità’ profuma anche di libertà, potenza e indipendenza. Poniamo che ci sia qualche creatura curiosamente interessata a tali virtù, come fare dunque per costruire la propria autostima?
Ci sono vari passaggi, che dipendono in primis dal grado di consapevolezza che abbiamo riguardo al problema. Per esempio, se siamo particolarmente in crisi, senza energie e disorientati, un primo grande atto di amore e stima verso noi stessi sta proprio nel chiedere aiuto. Questa richiesta, che può essere rivolta sia alle persone care che a un professionista, denota una reale volontà di cambiare piuttosto che il classico crogiolarsi nello status quo. 


Se invece abbiamo la sensazione  di potercela fare da soli e che il nostro percorso di autostima vada solo potenziato e non costruito da zero,  possiamo operare due passaggi: scoprire quali sono i NOSTRI parametri riguardo la NOSTRA autostima e da ciò programmare piccole azioni quotidiane in tale direzione - azioni che ci diano il senso dell’impegno, dell’affetto e della cura verso noi stessi. 
Il primo passo implica discriminare tra ciò che la società o i media propongono come metro di approvazione o successo e ciò che NOI invece riteniamo fondamentale per realizzarci e ricavare un senso di piacere e soddisfazione dalla nostra vita. Un esempio? La società potrà dirci che siamo dei falliti se non abbiamo un lavoro da almeno 3000 euro al mese, mentre noi, a conti fatti, sappiamo che possiamo vivere bene anche con 1000. Se già guadagniamo ciò che ci serve, questa riflessione ci svincola da molto senso di frustrazione e facilita la nostra indipendenza mentale ed emotiva dalle convenzioni sociali. 
Se invece non raggiungiamo ancora i nostri stessi standard, allora possiamo provare a mettere in atto la strategia della piccola azione quotidiana per avvicinarci al nostro obiettivo.  I grandi gesti eroici di solito lasciano il tempo che trovano: sollevano un’ondata di soddisfazione momentanea seguita dal rinculo della fatica e del vuoto. 


Per mia esperienza, è molto più salutare per l’autostima una serena disciplina quotidiana che forzi passo passo la nostra naturale inerzia, dandoci concretamente la sensazione di lavorare per la propria gioia, pienezza e  realizzazione.  
Tornando all’esempio suddetto, se il problema dell’autostima deriva dalla mancanza di lavoro, piuttosto che lamentarci della crisi giocando alla play-station o invidiare chi lavora, magari un bel mattino inviamo dei curriculum, il mattino dopo ci iscriviamo a un centro dell’impiego e così di seguito. Se invece la nostra frustrazione e senso di non valore deriva dalla scarsità di lavoro o dalla scarsa retribuzione, potremmo cominciare col pubblicizzare giornalmente e regolarmente i nostri servizi (anche semplicemente usufruendo dei network gratuiti) o sondare la possibilità di un aumento di stipendio se siamo dipendenti.

Il famoso detto ‘aiutati che Dio ti aiuta’ si basa proprio su questo principio: la vita generalmente viene incontro a chi fa un gesto per rompere il muro della sfiducia, del ristagno e del senso del dovuto. L’esperienza mia e delle persone intorno a me mi ha dimostrato che si può comprare un cellulare mettendo da parte ogni giorno gli spiccioli rimasti dalla spesa o si può acquistare un casa anche senza un lavoro fisso poiché, come insegna il Tao Te Ching, “un viaggio di mille miglia, inizia con un passo”.


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L'AUTOSTIMA 1 : Perché agli altri sì e a me no?

“Avanti dillo! Dillo almeno una volta. Prova a dire: sono l’apoteosi di me stessa, la mia migliore amica, la mia compagna d’armi. Io sono il mio eroe.”(lib. riad. da Lee Ward Shore)
“L’orgoglio è una sensazione di valore che deriva da qualcosa che non è organicamente parte di noi, mentre il rispetto di noi stessi deriva dalle potenzialità e dalle conquiste dell’Io.”(Bruce Lee)



Quello dell’autostima è un tema molto popolare oggigiorno e, a tale proposito, ho trovato illuminanti le riflessioni di Andrea Giuliodori nel suo blog ‘EfficaceMente’ e nel suo libro "Autostima passo passo”. Si tratta di un blog estremamente ricco e sfaccettato: possiamo trovarci sia consigli pratici tipo come gestire il nostro denaro, sia indicazioni ‘spirituali’ o esistenziali come l’introduzione alla meditazione e la filosofia dei Samurai. Per questa completezza e sostanziale pragmaticità, raccomando sia il blog che i libri di Andrea a chiunque abbia il desiderio di  migliorare qualche aspetto della sua vita.
Tornando all’autostima: le osservazioni di Andrea confermano quella che è sempre stata la mia sensazione e la mia esperienza, ossia che non si possiede autostima soltanto “per grazia ricevuta”. Questo impegno a volersi bene, questa capacità di darsi valore è solo in parte imputabile a genitori supportivi, insegnanti incoraggianti o partner innamorati. Sicuramente sono tutti fattori che incidono fortemente sulla percezione e sull’immagine che il bambino e poi il giovane adulto forma gradualmente di se stesso, tuttavia arriva un momento della vita in cui non potremo più misurare il nostro valore solo in base ai feedback che riceviamo dall’esterno.





Essi, difatti, sono per loro natura ambivalenti: innanzitutto perché, anche solo per statistica, non si può piacere a tutti, in secondo luogo perché i giudizi, in genere, definiscono più chi giudica che il giudicato. Ovviamente se a quarant’anni ci troviamo soli come cani, senza amici e senza lavoro, ritengo sia lecito e anche sano farsi due domande su ciò che effettivamente ci rimanda il nostro ambiente.
D’altro canto, si può avere la mamma più amorevole del mondo, il partner più comprensivo sul mercato e i professori più illuminati dell’universo ma se siamo in partenza dei pozzi senza fondo, l’acqua dell’apprezzamento proveniente dall’esterno tenderà comunque a disperdersi. Sarà forse questo uno dei significati impliciti nelle parole sibilline del vangelo “…a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha ?”
## Continua nel post seguenteL'AUTOSTIMA 2: Quando non tutto è dovuto

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